giovedì 31 maggio 2012

Precario 2012

M'illudo di essere in un ufficio, invece sono in una biblioteca pubblica per poter usufruire di internet gratuitamente. Il mio di collegamento è stato staccato perché le bollette erano troppo salate. Così niente internet e niente telefono. Vivo in una casa in affitto da tre anni e da due non riesco a saldare la proprietario che, naturalmente, mi ha intimato uno sfratto. Non so ancora dove andrò a vivere. Sono ormai più di dieci anni che mi sposto da una casa all'altra senza pagare un affitto e aspettando l'ennesimo sfatto. Il lavoro l'ho perso diversi anni fa e alla mia età è difficile che ne trovi un altro. Per vivere mi arrangio. La luce riesco ancora a pagarla, ma gas e acqua sono anni che non le pago e per fortuna non si è visto ancora nessuno per staccarle. Ma prima o poi qualcuno arriverà.Vestiti ed extra non ne compro da anni. La casa me l'hanno pignorata le banche. Vigili e tasse mi hanno messo sotto sequestro quattro auto e ora vado a piedi o con i mezzi pubblici. Ma il biglietto non lo pago mai, tanto nessuno controlla. Per mangiare ho trovato un mio metodo che non posso rivelare. Per sopravvivere dignitosamente mi sono venduto quasi tutto: computer, sedie, tavoli, quadri, letti. auto, biciclette e via dicendo. Sono un precario 2012 ma non me ne vanto.

mercoledì 30 maggio 2012

Isola di Gorgona. I fusti tossici? Non li abbiamo trovati, quindi non esistono!

Questa è l'Italia dove si muore per un terremoto sotto capannoni tenuti con lo sputo che hanno avuto l'agibilità. Questa è l'Italia dove si cercano dei fusti tossici nel Santuario dei Cetacei per cinque giorni, dopo 5 mesi, e siccome e naturalmente non si trova nulla si sospendono le ricerche. Questa è un'Italia da azzerare e rifondare. In tutto.

L'Italia dei professori

Ormai i professori ministri discettano su tutto, ma sempre sotto la cappella di un Parlamento delegittimato e non più rappresentativo del Paese. Su tutto. Il calcio andrebbe chiuso, gli esodati ci pensiamo noi, l'art.18 non  è un tabù, lo so io quale è la cosa giusta da fare e così via discorrendo. Sempre sotto l'egida dei poteri forti e del Vaticano, che quelli non si toccano. Sempre assicurando a mediocri manager e parlamentari stipendi e pensioni da capogiro. Poi ci pensiamo noi alla vecchietta che prende 500 euro al mese... . Ma questi non li ha votati nessuno, non ci stanno portando da nessuna parte se non in bocca alle banche, non rappresentano nessuno e niente. Bisogna nadare al più presto voto con una nuova legge elettorale. E se non la faranno saranno sommersi da ciò che nemmeno vedono.

sabato 26 maggio 2012

Il satrapo for president

Ieri mi sono scompisciato dalle risate. Il tg3, l'unico che guardo (guardavo), ha dato molto risalto, come se fosse una cosa seria, alla proposta del nostro ex premier per una repubblica presidenziale alla francese, sottinteso con lui come presidente, come gli è sfuggito al fido Alfano. Insomma. queste persone non conoscono vergogna, pensano che gli italiani siano stupidi e che facedno il gioco delle tre carte ci si può riproporre (a volte il giochetto riesce e forse qualche italiano un po' cretino in giro c'è!). Quello che mi ha stupito (ma non troppo) è che tutti gli altri politici non gli abbiamo fatto una pernacchia e non si siano messi a ridere a crepapelle, anzi hanno riposto seriamente nel merito e i giornalisti vari (ma si può ancora parlare di giornalismo???) si sono affrettati a fare delle inutili e ridicole interviste. Ancor più mi ha stupito (ma, anche qui, non troppo) che la nostra informazione abbia, nello stesso tg, liquidato la novità 'Grillo' con pochi secondi mettendo l'accento su contrasti inesistenti. L'altro giorno, nella puntata di Augias, 'Storie italiane' (che guardo spesso...guardavo), mi ero stupito dell'ignoranza del conduttore (che ho sempre stimato) e del suo staff (che stimo un po' meno) nel valutare l'exploit dei grillini ed alcune esternazioni del comico genovese prestato alla politica. Per fortuna, nel'ultima puntata, l'accorto Ilvo Diamanti ha chiarito qualche punto e si sono zittiti. C'è un'ignoranza diffusa nell'etablishemnt esistente su quello che sta succedendo in Italia, in Europa e nel mondo, soprattutto attraverso la rete, Quirinale compreso. Questi bellimbusti sono ormai l'arcaico mentre la società orizzontale va avanti alla grande. Quando vi sveglierete vi troverete spiazzati da un nuovo Obama e nemmeno ve ne sarete accorti. Oggi, non è certo necesario per forza scrivere un libro o apparire in tv per dire la propria opinione, se ben formulata e con senso. Attenti, la gente vi guarda, vi supera, ma voi non ve ne accorgete... .

venerdì 25 maggio 2012

Che ridere Montezemolo!?!

Cesare Romiti, ex ad della Fiat, che lo conosce bene, ha detto che Luca Cordero Di Montezemolo, amministratore di innumerevoli società capelli al vento, fra cui la Ferrari, è fatto della stessa pasta di Silvio Berlusconi. E' di ieri la notizia che Montezemolo, con la sua ridicola fondazione 'Italia Futura', diretta dallo zompafossi nonchè mio cugino carnale Andrea Romano (ex fondazione livornese 'Torricelli', ex fondazione 'Gramsci', ex dalemiano 'di 'Italianieuropei' quando D'Alema era primo ministro e bombardava la Serbia, ex Einaudi, ex di ex purché se m agna e si guadagna....), scenderà in campo per presentarsi alle elezioni per rappresentare una destra moderata ora disorientata. Quando stamattina l'ho letto non sapevo se scompisciarmi dalle risate o piangere lacrime amare. Questi signori pensano che gli italiani siano stupidi e cercano di ripropinargli sempre la stessa minestra, dichiarando di rappresentare il futuro (sono il vecchio più vecchio che sia e i suoi possibili candidati non hanno saputo nemmeno accogliere la loro madre perché se ne vergognavano, hanno la puzza sotto al naso e non sanno nemmeno capire cosa sta succedendo sotto ai loro occhi e a chi gli è stato accanto da quando sono nati, ferendo qualsiasi sentimento che non sia il denaro e la spocchia...). Occhi aperti gente che questi, navigando da destra a sinistra, ce lo vogliono mettere sempre in quel posto mantenendo privilegi impensabili di questi tempi. Facciamogli una bella pernacchia e lasciamoli ai loro ridicoli ed inguardabili think thank.

giovedì 24 maggio 2012

La solita squallida strategia delle tensione?

Piccoli attentati crescono. Si alza il tiro, fino ad arrivare a sfiorare la strage di inermi adolescenti arrivando ad ucciderne una. Azioni senza senso, inumane, che in questo periodo di crisi diffusa e confusione ricordano quelle di anni passati. Quando l'Italia tenta di cambiare, di respirare aria fresca, una strage ci ricorda il terrore ed è subito la svolta a destra e alla protezione delle stesse istituzioni che ci stanno uccidendo, a tutti i costi. Questa volta, chiunque voi siate (anche se una certa idea ce l'abbiamo), non riuscirete ad intorpidire l'aria per presentarvi ancora come nostro salvatori. Centinaia di migliaia vigileranno affinché questo non succeda, nuove generazioni attente monitoriranno i fatti mettendoli in sequenza, individuando i mandanti. Questa volta dovrete venire allo scoperto affinché si sapppia chi siete e vi si possa dire che non siete degni di appartenere alla razza vivente.

mercoledì 23 maggio 2012

La guerra dei due mondi

Da una parte l'Italia occupata dai partiti e dai lestofanti, dall'altra gli inermi cittadini truffati. Da un lato gli occupati garantiti, dall'altra quelli che non hanno niente. Ridono gli statali, chi avrà una pensione, chi ha ancora le ferie, che può ancora assentarsi per malattia; piangono chi è disoccupato, precario, cassintegrato, giovane senza speranze, studente a vita. Due mondi contrapposti dove i primi impediscono ai secondi di avere un futuro, un lavoro, una pensione, una speranza. Gli hanno rubato tutto e vorrebbero continuare a rappresentarci per continuare a rubare. Solo una democrazia diretta, fuori dalla logica di potere e dei partiti, svuotando ministeri ed enti da mediocri scrocconi della cosa pubblica, potrà restituirci pari dignità.

martedì 22 maggio 2012

La nostra rivoluzione è già iniziata

Il segnale di Parma e delle altre cittadine italiane, dove con pochi spiccioli abbiamo visto facce pulite senza appartenenza insediarsi a rappresentare semplici cittadini che non hanno bisogno di un contenitore ideologico (spesso fetido) per essere rappresentati, mi riempie di gioia e speranza. Che sia Grillo, i grillini, gli indignati o pincopallino, la rivoluzione pacifica dell'Italia e in Europa è già iniziata. Via allora quelle facce di bronzo dal nostro Parlamento, via i partiti che rappresentano solo se stessi, via quei sepolcri imbiancati dalle nostre istituzioni, via gli intrecci della malavita con la nostra cosa pubblica, via quei bruttimbusti dai salotti tv a parlare del niente. Ci servono queste facce pulite, intonse, senza pregiudizi, non ammaestrate, cresciute nella libertà di internet, intelligenti, che pensano con la loro testa, che vogliono partecipare senza farne per forza una lotta di potere. L'attacco alle barbarie è iniziato e una nuova generazione si sta affacciando nel mondo.

lunedì 21 maggio 2012

Figlio di N.N.

Sono 57 anni che non riesco ad avere un padre. Eppure conosco il suo nome e cognome (si chiama Angelo Occhiuzzi (detto Nello), ingegnere di Napoli di circa 75 anni, con moglie che non è mia madre e altri tre figli, due maschi e una sorella, miei fratellastri e sorellastra come si dice in malo modo, che fra l'altro non conosco e che non mi vogliono conoscere). Ci siamo visti sì e no due o tre volte nella mia breve vita e da sempre mi ha fatto intendere che di me proprio non ne vuole sapere. Nonostante i miei ripetuti tentativi, anche con la giustizia, di farmi riconoscere, non c'è uno straccio di giudice che riesca ad imporre a questo pusillanime di fare un test del dna che lo inchiodi alle sue responsabilità. Cioè, a Napoli, quello che resta della giustizia non trova il modo di inchiodare alle sue responsabilità un genitore fedifrago, per usare un eufemismo. Per colpa sua, e anche di mia madre, che ragazza madre a quei tempi ne passò di tutti i colori, ho avuto un'infanzia di m., passata negli orfanotrofi e nei collegi di mezza Italia. Non ne sono uscito un killer seriale solo grazie a una delicatezza intrinseca che non mi permette di far male ad una mosca, tantomeno ad un essere umano, compreso me stesso, anche se tanto volte ci ho pensato a farla finita di questa valle di lacrime che ritengo meravigliosa. Insomma, non chiedo molto, alla veneranda età di quasi sessant'anni, che mi venga riconosciuto un padre, anche se sciagurato. La legge lo prevede, come estrema mia ratio, ma non me lo vuol dare. Sempre figlio di n.n. dovrò allora restare?!?

sabato 19 maggio 2012

Gorgona. La farsa dei fusti dei rifiuti tossici

Dal dicembre del 2011 giacciono sui fondali a 14 miglia a Nord-Ovest di Gorgona diversi centinaia di fusti tossici senza che nessuno li vada né a cercare, né tantomeno raccogliere. La Grimaldi, che è la compagnia marittima che li ha persi senza denunciarne la caduta nel Santuario dei Cetacei, presa col cerino in mano per caso solo dieci girni dopo perché nemmeno la Capitaneria di Porto di Livorno aveva denunciato l'accaduto, a tutt'oggi non ha ancora effettuato il recupero. Gli enti preposti (Comune di Livorno, Provincia di Livorno, Regione Toscana, Arpat, Parco dell'Arcipelago Toscano), che sono lì pagati da noi cittadini, dopo qualche superficiale intervento mediatico, non hanno fatto nulla di concreto per recuperare questi bidoni (e chissà cos'altro ci sarà sotto quel bel mare se si facessero delle ricerche serie), mettendo in pericolo l'ambiente marino e la salute di chi pesca e mangia il pesce. E' di ieri la notizia che una ricerca ci sarà ma -udite! udite! - se in cinque giorni non si troverà niente le ricerche e il recupero saranno sospesi... . Una vera e proria presa in giro della popolazione e del buon senso. Ma tutti questi signori pagati da noi che occupano gli enti e le istituzioni, che stanno lì non per scaldare le sedie o per tediarci con le loro regole e tassazioni, cosa stanno facendo per guadagnarsi lo stipendio a tempo indeterminato che molti non hanno? Se non fanno nulla, mandiamoli a casa a lavorare. I fusti ce le recuperiamo da soli, magari impedendo a queste navi killer di solcare i nostri mari.

venerdì 18 maggio 2012

Il sito di Gorgona in mano al giudice del Riesame

Il giudice del Riesame di Livorno, dopo il nostro ricorso del 17 maggio 2012 contro la decisione del Gip di oscurare il sito degli abitanti gorgonesi http://www.ilgorgon.eu/ perché viola l'art.21 della Costituzione, si è riservato di decidere ed esprimerà un giudizio nei prossimi giorni. Noi ci auguriamo che questo pericoloso precedente sulla censura in Italia, motivata da alcune querele per diffamazione per delle filastrocche ironiche su alcuni personaggi gorgonesi e non in un insieme di informazioni uniche su Gorgona, rientri nell'alveo democratico che gli compete.

giovedì 17 maggio 2012

Gorgona. Come visitarla

Attualmente il triocensura Comune-Carcere-Parco ha interrotto tutte le visite all'isola di Gorgona. Noi abitanti ne siamo parzialmente felici perché quelle che c'erano erano fatte male, davano notizie non veritiere ed erano estranee al territorio gorgonese. Noi abitanti, però, vorremmo farle fare noi queste escursioni, ma il triocensura, che sembra un castello di kafka che tenta in tutti i modi di far sembrare l'isola una landa desolata in modo da farne terra di conquista, ce lo impedisce. Anzi, non risponde proprio a qualsiasi nostra sollecitazione e men che mai demanda un nostro parere per qualsiasi iniziativa riguardi il paese di Gorgona. Anzi, non paga, ha preso dei non abitanti per renderli degli interlocutori della realtà gorgonese, cerca in tutti i modi di deligittimarci, è addirittura riuscita a farci oscurare il nostro sito sull'isola http://www.ilgorgon.eu/, ci ha mandato i vigili e la finanza perché invitavamo i nostri amici, ci ha isolato, minacciato e fatto perdere anche il lavoro. Per noi abitanti gorgonesi, finché ci saremo, l'ospitalità è sacra e chi vuole venire basta che ci contatti (e-mail ilgorgon@libero.it-cell.3479372251).

mercoledì 16 maggio 2012

Gorgona. Chiuso il sito www.ilgorgon.eu per delle filastrocche infantili

"Gentile Presidente Ordine dei Giornalisti del Lazio, vengo con la presente a comunicarLe che la chiusura del sito dell'isola di Gorgona, www.ilgorgon.eu, da me gestito, è avvenuta dopo una querela per diffamazione di alcune persone che gravitano occasionalmente all'isola di Gorgona, per vacanze o per lavoro, che si sono ritenute offese da poche righe di filastrocca con cui io e miei figli ci divertivamo a dare dei soprannomi a dei personaggi che gravitavano nel paese, senza mai fare nome e cognome. Poche righe di filastrocca ironica ed infantile, in un sito che potrebbe riempire un enciclopedia Treccani, hanno motivato il pm e il gip ad oscurare il mio sito, in via preventiva perché il reato era reiterabile... . Chiedo a codesto organo che Lei presiede, e a tutti gli altri che tutelano la libertà di stampa, di intervenire affinché non venga violato il diritto alla libera informazione. Domani 17 maggio 2012, al tribunale di Livorno, il mio avvocato ha chiesto il riesame del provvedimento".



martedì 15 maggio 2012

Gorgona. Come oscurare un sito in Italia

Vuoi oscurare un sito in Italia violando l'artcolo 21 della Costituzione sulla libera informazione. Più facile che bere un bicchier d'acqua. Basta prendere un diecina di persone, fargli firmare una denuncia che si sentono diffamate da una frase estrapolata dal sito web, anche se non c'è nessun nome e cognome ed è pura satira, e il gioco è fatto. Il pm (pubblco ministero) che riceve la denuncia, che non si perita nemmeno di ascoltarti o di aspettare di avere un giudizio in merito, scrive al gip (giudice indagine preliminari), quello che dovrebbe fare una prima valutazione, che oscura il tutto (in carta un'enciclopedia treccani, per poche righe di una filastrocca bambinesca satirica che ha offeso qualcuno). Questa è la giustizia e la libera informazione in Italia. E' successo al mio sito http://www.ilgorgon.eu/.

lunedì 14 maggio 2012

Gorgona. La Cassazione assolve il web

La Cassazione oggi ha legiferato che il web non si tocca e che va difesa la libertà di informazione ad ogni costo. Lo ha fatto con il blog di Carlo Ruta a cui facciamo le nostre congratulazioni. Lo faremo applicare anche per il sito sull'isola di Gorgona, http://www.ilgorgon.eu/, ingiustamente oscurato a prescindere. E chiederemo anche eventuali danni.

sabato 12 maggio 2012

Ce la possiamo fare

Ormai sarà Beppe Grillo a giudare la nostra primavera italiana. Sarà lui, insieme a tanti di noi, a spazzare via questo verminaio che ha occupato tutti i gangli possibili di questa nostra povera e bella Italia, che attanaglia anche l'Europa e il mondo. Alla fine, come insegnava il grande Eduardo De Filippo, contro un potere ottuso e cretino, è solo lo sberleffo il grimaldello per buttarlo giù. Ricostruire qualcosa di nuovo sarà facilissimo una volta liberati dalle mummie di questi partiti di cartapesta che cercano solo potere e soldi pubblici. Basterà un po' di buon senso. Che bello vedere quelle facce pulite ed intelligenti di alcuni grillini (io non lo sono), che con 300 euro hanno fatto una campagna elettorale vincedola. Ragazzi, giovani, anziani, donne, uomini, semplicemente preparati e puliti per rappresentare un'Italia vera, preparata, semplice. Dai Beppe siamo, sono con te. Qualcuno lo doveva pur fare.

venerdì 11 maggio 2012

Gorgona. Ricorso contro la chiusura del sito www.ilgorgon.eu

Ci sarà un ricorso contro la chiusura del sito web http://www.ilgorgon.eu/. Le motivazioni sono evidenti: l'innocuità del sito che illustra la realtà dell'isola di Gorgona, l'attacco all'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di informazione, la mancanza dell'identità dei diffidanti, l'enormità della decisione dell'oscuramento a prescindere.

martedì 8 maggio 2012

Si respira un'aria nuova

Checché ne dica Napolitano in Italia si respira un'aria nuova. L'epoca dei partiti è finita e tutti devono poter partecipare alla cosa pubblica, non solo chi è dentro un contenitore, poi ammarcito. Chi ci ha derubato e degradato è ora in fuga. Ma prima deve pagare quello che ha provocato e, nel caso, andare dietro le sbarre. Questi predatori della vita altrui non sono riusciti a rubarci la nostra dignità, che ha prevalso sulle loro meschinerie. Ma ancora sono lì ad occupare la nostra rai, i nostri enti, le nostre istituzioni, i nostri ministeri. Ora dateci un'equa legge elettorale e saranno spazzati via. In Italia si respira un'aria nuova.

Gorgona. Under


domenica 6 maggio 2012

Gorgona. En passant


Gorgona. Ricci gorgonesi


La dignità perduta

L'Italia ormai è terra di suicidi e sequestratori ossessionati dai debiti, dalla crisi, dalla perdita del lavoro e di certezze materiali. C'è che sequestra una quindicina di persone per mille euro di mancato pagamento del canone rai, chi si uccide lasciando moglie e figli per altri diecimila, chi rapina una banca perché non riesce a pagare equitalia. La pazzia dilaga e il panico ti attanaglia il cervello. Siamo talmente impauriti di perdere le nostre miserevoli certezze che ci uccidiamo per pochi euro da dare ad un fantomatico fisco. Forse ignoriamo che ci sono miliardi di persone nel mondo che non hanno di che mangiare a pranzo. A questi impauriti del nulla dico: si può vivere bene anche con i debiti, senza un conto in banca e senza una casa. Non vale la pena di rinunciare alla vita per pochi spiccioli. Chiamatemi se volete qualche consiglio su come sopravvivere senza nessuna certezza. Se ci si deve proprio decidere di togliersi la preziosa vita lo si faccia almeno per cause più nobili.

Impossible

sabato 5 maggio 2012

Gorgona. Riaprire il sito www.ilgorgon.eu


"Una nave ne ha perso 198 a dicembre. “Tutte le ipotesi sono plausibili, ma io non so chi mi ha denunciato per diffamazione”, dice il giornalista Antonio Brindisi, che chiede il dissequestro del suo sito citando l’articolo 21 della Costituzione. “Chiediamo alla magistratura di revocare il sequestro preventivo del nostro sito internet perché questo modo di procedere viola l’articolo 21 della Costituzione”, dice Antonio Brindisi, giornalista professionista del Lazio e gestore del blog www.ilgorgon.eu che racconta ciò che accade nell’Isola di Gorgona, a largo di Livorno, e nei dintorni.  Il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Livornoha disposto il sequestro in seguito ad una denuncia per diffamazione di cui Brindisi non sa ancora nulla.
Secondo alcuni, la denuncia per diffamazione potrebbe riferirsi ad alcuni articoli in cui si parla di 198 fusti contenenti rifiuti tossici persi in mare dalla nave cargo Venezia della Grimaldi Lines. E’ così? “Non saprei dire. In mancanza di informazioni di fonte giudiziaria ogni ipotesi è plausibile. Io ho scritto quegli articoli riportando ciò che era stato pubblicato dai giornali, e ho fatto alcune considerazioni sulle navi che transitano nelle acque intorno all’isola e, secondo me, scaricano materiale in mare: ma erano mie considerazioni personali”. Il giornalista tiene a precisare che ilgorgon.eu “non è un organo di informazione vero e proprio, ma un sito a carattere storico, geografico, di documentazione che riporta qualche notizie di attualità”.
La vicenda dei fusti tossici persi dal cargo in navigazione nell’Arcipelago Toscano risale al 17 dicembre 2011 ed è  ancora tutta da chiarire. Quel giorno la “Cargo Venezia”, partita da Catania con a bordo catalizzatori di proprietà di una società lussemburghese e provenienti dal polo petrolchimico di Siracusa si trovava nel Mar Tirreno a largo della costa di Gorgona quando perse 198 fusti che contengono complessivamente 40 quintali di catalizzatori esausti di monossido di cobalto e molibdeno. Dopo cinque mesi di ricerche sono stati individuati 96 barili. Le operazioni per recuperarli vanno a rilento. Se i fusti disperdessero il loro contenuto si verificherebbe una vera e propria tragedia ambientale, che potrebbe contaminare le acque dell’Arcipelago.
La vicenda ha presentato subito alcuni punti oscuri. La perdita dei fusti in mare, infatti, è stata denunciata soltanto undici giorni dopo. Un fatto che ha suscitato sospetti e discussioni. “Anche io, sul mio blog  ho sollevato dei dubbi sul perché di questo ritardo e sul ritardo delle operazioni di ricerca. Ho chiesto anche – racconta Antonio Brindisi – come mai in quel tratto di mare non ci sono controlli. La nave attraversava proprio il Parco dell’Arcipelago. Possibile che non ci siano verifiche?”.
Il blog di Antonio Brindisi ha toccato anche altri argomenti. “Abbiamo scritto anche a proposito di quelli che consideriamo degli sperperi ministeriali,  e di come è gestito il carcere della Gorgona, da molti considerato un modello. Qualcuno potrebbe essersi sentito diffamato per questi articoli. Ma come faccio a dirlo? Io so ciò che ho scritto e so – sottolinea Brindisi – di non aver ricevuto alcuna richiesta di rettifica”.
In ogni caso, conclude il giornalista, non ci sono proprio i presupposti per il sequestro preventivo. Si tratta di un attacco alla libera informazione e all’articolo 21 della Costituzione. “In attesa del dissequestro il giornalista ha aperto un blog, www. ilgorgon.blogspot.com, dove continua a svolgere la sua attività". (Gerardo Adinolfi)-www.ossigenoinformazione.it-osservatorio della Federazione nazionale stampa italiana sugli oscuramenti che violano la Costituzione)

venerdì 4 maggio 2012

Grand Bassam

Non sono stato io

Isola di Gorgona. Qual'è il vero motivo dell'oscuramento del sito www.ilgorgon.eu?



"Al Presidente del CNOG (Consiglio nazionale Ordine dei giornalisti) Enzo Iacopino, al Segretario del CNOG Giancarlo Ghirra, al Presidente FNSI (Federazione nazionale stampa italiana) Roberto Natale, al Segretario FNSI Franco Siddi, al Presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio Bruno Tucci, al Vice Presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio Gino Falleri, al Presidente dell'Associazione Stampa Romana Rita Mattei, al Segretario dell'Associazione Stampa Romana
Dott. Paolo Butturini



FORSE RIFIUTI TOSSICI ALLA BASE DEL SEQUESTRO PREVENTIVO DI UN SITO INTERNET SULL'ISOLA DI GORGONA (LIVORNO), DIRETTO DAL GIORNALISTA PROFESSIONISTA ANTONIO BRINDISI ISCRITTO ALL'ORDINE DEL LAZIO. E' TUTTO IN REGOLA O E' STATO FORSE VIOLATO L'ART. 21 della COSTITUZIONE 
con conseguente bavaglio alla libertà di stampa?

Roma, 4 maggio 2012

Cari Colleghi,


facendo seguito alla mia del 29 aprile scorso in cui chiedevo il Vs. intervento in merito al sequestro preventivo del sito ilgorgon.eu per diffamazione disposto dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Livorno, Vi segnalo l'interessante articolo "Censura per il sito dell'isola Gorgona: verità scomode?" del 2 maggio 2012 di Dario d'Elia, pubblicato su sito internet http://www.tomshw.it/cont/news/censura-per-il-sito-dell-isola-gorgona-verita-scomode/37229/1.html

ll giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Livorno ha disposto il sequestro del sito ilgorgon.eu per diffamazione. Il gestore del sito si sta occupando da tempo del caso dei barili tossici persi dalla nave Cargo Venezia a pochi miglia dall'isola.
Il sito italiano ilgorgon.eu, dedicato all'isola di Gorgona dell'arcipelago toscano, è stato oscurato perché probabilmente conteneva verità scottanti sui 198 fusti di rifiuti tossici persi a dicembre dalla nave Cargo Venezia dell'armatore Grimaldi Lines. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Livorno, Gioacchino Trovato, come riporta il sito Linkiesta, a seguito di una querela per diffamazione ha disposto il sequestro preventivo del sito. "Letta l'istanza che precede, ritenuta la sussistenza del fumus del reato di cui all’art.595 c.p., ritenuto che la libera disponibilità del sito può consentire la commissione di ulteriori reati, visto l’art. 321 c.p.p. ordina il sequestro preventivo del sito internet www.ilgorgon.eu", si legge nel provvedimento.
Il gestore di ilgorgon.eu Antonio Brindisi - peraltro giornalista professionista iscritto all’Ordine dei giornalisti del Lazio - sostiene di non aver ricevuto "notizia di reato, né iscrizione nel registro degli indagati". Insomma a suo parere si tratterebbe di un attentato alla libertà d'informazione garantita dalla nostra Costituzione. Dello stesso avviso il consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Pierluigi Roesler Franz.
"Sarebbe opportuno che il Consiglio nazionale dell'Ordine, la Federazione Nazionale della Stampa, l'Ordine dei giornalisti del Lazio e l’Associazione Stampa Romana tutelassero il collega Brindisi verificando la legittimità del provvedimento giudiziario e la sua concreta conformità alle norme di legge, in quanto viene da lui lamentata la violazione dell'art. 21 della Costituzione con conseguente bavaglio alla libertà di stampa", ha dichiarato Franz a mezzo stampa.
La presunta diffamazione potrebbe essere legata alle recenti pubblicazioni apparse sul sito che facevano riferimento al mancato recupero dei barili tossici persi il 17 dicembre dalla nave Cargo Venezia nei pressi dell'Isola di Gorgona. Si sta parlando di ben 40 quintali di catalizzatori esausti a base di monossido di cobalto e molibdeno. Troppi elementi non tornano: non si sa cosa realmente sia successo, per quale motivo il Cargo sia passato a meno di venti miglia dalle coste dell'isola (Santuario dei Cetacei e area protetta dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio) e soprattutto perché l'allarme sia scattato solo 10 giorni dopo l'incidente.
"La perdita dei due semirimorchi (è stato, NdR.) un evento determinato unicamente da un atto di forza maggiore [...] i fusti si sono persi in una manovra decisa dal comandante per salvare vite, oltre che la nave", sostiene l'armatore.

"Secondo me in queste acque scaricano materiali inquinanti da tempo", ha dichiarato Antonio Brindisi, promotore del Comitato Abitanti Isola di Gorgona. "Mi rendo conto di fare accuse pesanti, ma altrimenti non mi spiego per quale motivo le ricerche non vadano avanti ma, anzi, si siano fermate".

Cordialità, 
Pierluigi Roesler Franz
Consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti".

giovedì 3 maggio 2012

Isola di Gorgona. L'Osservatorio della Federazione della Stampa Italiana sui cronisti minacciati ed oscurati interviene sulla chiusura del sito dell'isola


"Il giudice delle indagini preliminari Gioacchino Trovato del Tribunale di Livorno,  in seguito ad una querela per diffamazione, ha disposto il sequestro preventivo del sito internet www.ilgorgon.eu che racconta storie, leggende e problemi attuali della minuscola isola di Gorgona, che è una frazione del Comune di Livorno e ospita un carcere penale. Il blog è gestito dal giornalista professionista Antonio Brindisi, che abita sull'isola e segue le vicende dell’isola in quanto discendente di una delle poche famiglie che popolano l’isola.
L’attività più rilevante nell’Isola è proprio quella legata alla gestione del carcere. I cittadini che vivono abitualmente a Gorgona sono una diecina, i residenti sono 60. I detenuti provvedono con il loro lavoro a tutte le incombenze e la sera rientrano nelle celle. Per sbarcare nell’isola bisogna essere autorizzati.
Antonio Brindisi non sa spiegarsi perché è stato oscurato il suo sito. Il provvedimento del GIP è del 10 aprile 2012. Gli è stato notificato il 27 aprile, una settimana dopo l’oscuramento e non dice chi e perché si è ritenuto diffamato.  L’oscuramento, si legge, è a scopo “preventivo”, per impedire l’esecuzione di ulteriori reati.
“Queste motivazioni – sostiene Antonio Brindisi – a me  sembrano arbitrarie, esagerate, forzate, in contrasto con la libertà di informazione garantita dalla nostra Costituzione. Non so ancora come fare, ma chiederò  l’immediato dissequestro del sito. Sono assolutamente certo di non aver commesso alcuna irregolarità. Il sito si limita a illustrare semplicemente le problematiche dell’Isola e dei suoi abitanti. Formula anche delle critiche ma nel modo più corretto e rispettoso. Evidentemente anche questo dà fastidio”.
In realtà il piccolo notiziario ha parlato di tante cose: dei fusti tossici della ‘Grimaldi’, di alcune disfunzioni nella gestione del Parco dell’Arcipelago Toscano, di un certo disinteresse del Comune di Livorno e del Demanio di Stato sul loro patrimonio isolano…
Nella piccola comunità gorgonese, Antonio e i suoi amici che lo aiutano a gestire il sito e a inserire i contenuti hanno avuto già qualche problema. Qualche discussione animata con alcuni agenti di custodia un po’ arroganti. Lo scorso Natale, uno di loro ha portato la contrapposizione  a un livello molto acceso e a un certo punto ha minacciato Antonio Brindisi davanti ad altre persone. “A quel punto – racconta il giornalista – è stato inevitabile denunciarlo per minacce. Poi la vicenda non ha avuto ulteriori sviluppi”.
“Quel sabato, quando ho aperto il mio sito web e ho visto quella allarmante dicitura del tribunale di Livorno con l’avviso dell’oscuramento – racconta Antonio – è stato uno choc. Ci hanno trattato come se avessimo aperto un sito criminale, pedopornografico o truffaldino. Immagino che abbiano usato le denunce calunniose come un grimaldello. Avrebbero dovuto vedere come stanno le cose prima di bloccare il sito.  E’ un vero e proprio abuso che danneggia un lavoro che porto avanti da dieci anni insieme ad altri abitanti, a mie spese, semplicemente per dare informazioni sull’isola di Gorgona e richiamare l’attenzione su alcuni sprechi della colonia penale”.
“Evidentemente – aggiunge Antonio – ho pestato i piedi a qualcuno. Ma io e le persone che collaborano con me non abbiamo niente da nascondere, facciamo tutto alla luce del sole e non abbiamo commesso nessun reato: abbiamo solo divulgato alcune informazioni allo scopo di non far morire una comunità che sta morendo. Noi cerchiamo di sollecitare gli enti che dovrebbero proteggere il paese e i suoi cittadini, in primis il Comune di Livorno e la Seconda Circoscrizione, il Parco dell’Arcipelago Toscano, la colonia penale ed alcuni dipendenti che vorrebbero fare il bello e il cattivo tempo sull’isola, alcuni ex gorgonesi che vorrebbero mantenerci una residenza per le vacanze senza abitarci. Ci hanno mandato contro i vigili, la finanza ed ora ci hanno oscurato il sito. Se possono accadere queste cose, in Italia ormai siamo in un regime stile Pinochet: non si può fare o dire niente perché chiunque te lo può impedire  usando una legge a senso unico, abusandone”.
Antonio non intende arrendersi. E’ convinto di avere subìto un sopruso e non vuole smettere di pubblicare informazioni sulle vicende dell’Isola. Sta continuando con il suo blog personale. Annuncia: “Chi desidera avere qualsiasi informazione sull’Isola di Gorgona, in attesa che sia ripristinato dalla giustizia il sito ingiustamente oscurato www.ilgorgon.eu, può prendere visione del mio blog personale, dove troverete tutte le informazioni utili. Per conoscere meglio la realtà gorgonese e venirci in visita come amici degli abitanti, potete scrivere al Comitato Abitanti Isola di Gorgona, Piazzetta Borgovecchio 4, 57128 Isola di Gorgona-Livorno, blog www.ilgorgon.blogspot.com, e-mail il gorgon@libero.it“. (Alberto Spampinato per www.ossigenoinformazione.it)

Isola di Gorgona. Le sorelle Ida e Amelia Citti


martedì 1 maggio 2012

Isola di Gorgona. Fusti tossici e oscuramento sito dei gorgonesi, c'è una connessione?


"A diciotto miglia da Livorno c’è Gorgona: dieci abitanti, un carcere modello con settanta detenuti e 198 fusti di rifiuti tossici. Sono quelli persi il 17 dicembre scorso dalla nave Cargo Venezia dell’armatore Grimaldi Lines in un punto imprecisato del Tirreno fra l’isola e Livorno. Centonovantotto fusti che complessivamente contengono 40 quintali di catalizzatori esausti a base di monossido di cobalto e molibdeno. A oggi sono stati individuati soltanto 96 barili. Gli altri non si sa che fine abbiano fatto.
Eppure, quella che potrebbe risolversi come una tragedia ambientale, con una contaminazione senza pari per le acque del Mar Tirreno e per le coste della più piccola e sconosciuta isola dell’Arcipelago Toscano, non sembra creare troppe preoccupazioni. Anzi. Tutto è fermo. Tutto, fin dall’inizio, è stato tenuto sotto silenzio. A partire dall’allarme, dato soltanto undici giorni dopo l’incidente.
Per ricostruire questa storia bisogna fare un passo indietro. E, nello specifico, al 17 dicembre 2011, quando la nave Cargo Venezia, partita da Catania con a bordo dei catalizzatori proprietà di una società lussemburghese e provenienti dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo di Siracusa, è passata a meno di venti miglia dalle coste di Gorgona. 
Il mare, come avevano ampiamente annunciato i bollettini meteo, era in burrasca e quella che con un po’ di fortuna avrebbe potuto essere una traversata faticosa si è trasformata – per usare le parole del governatore della Toscana Enrico Rossi - in «un disastro annunciato».
«Non saprei definire diversamente la perdita dei bidoni tossici dal Cargo Venezia al largo della Gorgona. – ha dichiarato Rossi - E vi spiego perché. Il 15 dicembre il Lamma pubblica le previsioni meteo-marine valide fino alle ore 12 del 17 dicembre scorso: nel tratto di mare intorno alla Gorgona era previsto mare in condizioni proibitive, forti venti e mareggiate con onde alte fino a 5 metri».
Per il comandante Pietro Colotto, a travolgere la Cargo Venezia è però un’onda di dieci metri in grado di determinare una rollata di 37 gradi. Un’onda il cui impatto è stato fissato alle 5.20 del 17 dicembre. Un’onda che ha attraversato la nave e l’ha scossa, inghiottendo due carichi di rifiuti tossici.
Secondo alcune, insistenti, voci, l’impatto era arrivato almeno due ore prima, e già nella notte si discuteva di due semirimorchi in mare. Inutile pensare che del contenuto nessuno sapesse: il trasporto di merci pericolose è caratterizzato da una procedura particolare che comporta la descrizione di carico e di rotta, nonché un preciso monitoraggio durante il viaggio. Ma la scoperta dei 198 barili mancanti non è immediata, e arriva soltanto quando la Cargo Venezia giunge a destinazione nel porto di Genova.
Sulle responsabilità fin dall’inizio Grimaldi Lines non ha dubbi: «La perdita dei due semirimorchi (è stato, ndr) un evento determinato unicamente da un atto di forza maggiore» e «i fusti si sono persi in una manovra decisa dal comandante per salvare vite, oltre che la nave». Fatto sta che un’imbarcazione carica di rifiuti tossici è passata nel bel mezzo del Santuario dei Cetacei, un’area marina protetta istituita dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio che abbraccia acque italiane, francesi e monegasche. Il 3 gennaio, il comandante della Cargo Venezia, Pietro Colotto, è stato iscritto dal sostituto procuratore Masini nel registro degli indagati per violazione delle norme che regolano il carico e il trasporto di rifiuti speciali.
«Secondo me in queste acque scaricano materiali inquinanti da tempo» denuncia Antonio Brindisi, promotore del Comitato Abitanti Isola di Gorgona. «Mi rendo conto di fare accuse pesanti, ma altrimenti non mi spiego per quale motivo le ricerche non vadano avanti ma, anzi, si siano fermate». È comprensibile che nelle parole di Brindisi ci sia rabbia e delusione. Lui a Gorgona ci ha sempre vissuto. Qui, all’epoca del Granduca di Toscana Ferdinando II, i suoi antenati emigrarono da Lugliano, in Lucchesia, per coltivare le terre e abitare un’isola che dall'epoca dei pirati era rimasta deserta. Da allora sono passati quasi quattrocento anni, e la famiglia di Brindisi ha sempre abitato a Gorgona dove durante tutto l’anno vivono nemmeno dieci persone, e poco meno di sessanta hanno la residenza. 
Per tenere i contatti con il mondo da questa frazione di Livorno grande soltanto due chilometri quadrati dove sono state costruite appena quindici case – tutte di proprietà del Demanio – fino a pochi giorni fa Brindisi utilizzava un sito internet, www.ilgorgon.eu. Da sabato 21 aprile è però stato messo sotto sequestro dal Tribunale di Livorno. «Ho ricevuto la notifica soltanto cinque giorni dopo – spiega Brindisi – e non riesco ancora a capire per quale motivo il sito sia stato chiuso». L’articolo del Codice Penale cui si fa riferimento nel provvedimento è il 595 (“Diffamazione. Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione”) e il sito è stato oscurato preventivamente perché «può consentire la commissione di ulteriori reati».
«Su queste pagine, scrivo di tutti i problemi di Gorgona. Dal rigassificatore, che qui vogliono costruire, al carcere che, nonostante le annuali minacce di chiusura, da centocinquant’anni occupa metà dell’isola. Più volte ho raccontato della Cargo Venezia e dei suoi 198 barili dispersi – continua Brindisi - anche perché, nonostante l’Arpat continui a dire che non ci sono danni, noi abitanti siamo molto preoccupati. Un paio di mesi fa ricordo ancora di aver visto una gigantesca chiazza marrone con una grande circonferenza a meno di cinque miglia dalle nostre coste. Ci hanno rassicurato, ma sappiamo che la situazione può diventare molto grave e noi gorgonesi abbiamo già deciso che, se saranno appurati dei danni all’ambiente, ci costituiremo parte civile».
Al momento gli ultimi dati dell’Arpat, che risalgono al 4 aprile, sottolineano proprio come «non vi sono evidenze di contaminazioni dell'acqua marina» in quanto «i risultati analitici mostrano valori analoghi a quelli abitualmente riscontrati nell'ambito dalle attività di controllo della qualità delle acque marine e con quelli dei "bianchi" prelevati a nord e sud dell'area di ritrovamento dei fusti». Sarà, ma la tensione non accenna a diminuire. E di certo non è confortante la comunicazione inviata dalla Capitaneria di Porto ai pescatori per spiegare la natura dei barili: «il prodotto è contenuto all’interno di sacchi di plastica nera racchiusi in fusti metallici di colore azzurro della capacità di 200 litri chiusi con un nodo fatto a mano».
Abbastanza per tenere lontani i rischi del catalizzatore Co.Mo., che può rilasciare anidride solforosa e/o idrogeno solforato e per arginare i danni di un materiale che «diventa pericoloso a contatto con l’aria scaldandosi fino ad alte temperature e producendo fiammate bluastre e liverando polveri e gas tossici?». Non ci sono risposte. Ma l’ultimo piano – deciso sempre il 4 aprile in una riunione tenutasi presso la Capitaneria di Porto di Livorno, alla quale erano presenti il ministero dell’Ambiente, la Regione Toscana, le Province ed i Comuni di Livorno e Pisa, Arpat, Ispra, l’Istituto Zooprofilattico e l’Istituto Superiore di Sanità – prevede che la campagna di recupero «abbia inizio nei primi dieci giorni di maggio e duri circa un mese, condizioni meteo permettendo» mentre «la Grimaldi proseguirà anche con l’attività di ricerca dei fusti ancora dispersi sul tratto di mare interessato dalla rotta intrapresa dall’eurocargo Venezia, per una lunghezza di 12 miglia e per una larghezza di circa 1.300 metri, in diretta prosecuzione, verso ovest, dalla zona di rinvenimento dei relitti del carico».
Ma come sarà possibile se per entrambe le necessità - sia per i lavori di ricerca che per quelli di recupero - verrà utilizzata la stessa nave, la Sentinel dell’armatore Argo di Pozzuoli? Quale delle due operazioni verrà quindi messa da parte? Probabilmente sarà fermata la ricerca. E questo renderà senza dubbio ancora più difficoltoso ritrovare i 101 barili che mancano all’appello, come spiega il senatore Marco Filippi che il 3 aprile, interrogando il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sottolineava come «Questi fondali, tra le altre caratteristiche, presentano anche una particolare difficoltà alle operazioni di scandaglio, in quanto si tratta di una zona di mare che arriva ad una profondità di 600 metri ed ha un fondale dalle caratteristiche fangose e melmose, per cui è presumibile che, quando i fusti abbiano toccato il fondo, siano potuti anche sprofondare ed essere ricoperti da strati e strati di sabbia mossi dalle correnti e dalle mareggiate successive».
L’unica speranza è che – nonostante questa nuova pausa - i barili siano presto ritrovati. Nel frattempo, le parole del governatore della Toscana Enrico Rossi - «Individuare e recuperare i bidoni è una questione di carattere nazionale e non bisogna perdere altro tempo» - assumono una dimensione grottesca. Soprattutto perché pronunciate il 17 gennaio. Oltre tre mesi fa.
Completamente inutili, fino ad oggi, si sono poi rivelati i due piani elaborati per risolvere l’emergenza. Il primo, del 6 febbraio, prevedeva il recupero dei bidoni dopo 60 giorni, ma non è stato rispettato. Il secondo, presentato il 29 marzo, garantiva che entro la metà di aprile le ricerche sarebbero riprese. Il prossimo appuntamento è per il 10 maggio, quando dovrebbe cominciare l’elaborata procedura di recupero. Intanto, nelle acque fra Gorgona e Livorno niente si muove. E da cinque mesi 198 barili carichi di rifiuti tossici continuano a restare sul fondale di uno dei mari più belli e meno inquinati d’Italia. Anzi, no. Sono solo 197. Uno l’ha recuperato, per sbaglio, un peschereccio" (Flavia Piccinini, www.linkiesta.it).

Primo maggio. Quale lavoro festeggiamo? Iniziamo a chiudere le banche

Mi è venuta un'idea per il primo maggio. Il lavoro non c'è. Che cosa festeggiamo? Eppoi il lavoro che viene offerto in Italia, nel mondo occidentale, vale proprio la pena di festeggiarlo? Perché mai un giovane, io, dovrei entusiasmarmi se trovo un lavoretto da meno di mille euro al mese per qualche mese? Non mi serve a niente. Eppoi guardo a chi sta dentro al 'cerchio magico' e vedo stipendi da 200.000 euro l'euro l'anno a mediocri dirigenti, personale statale garantito sempre in malattia, pensionati da 32.000 euro al mese che ci insegnano come campare con 800 euro. Perché mai dovrei cercarmi un lavoro da poche centinaia di euro al mese che non mi permetteranno nemmeno di pagare un affitto decente. Figuriamoci comprarmi da mangiare. Due auto me le hanno confiscate invece di farmi una semplice multa. Una casa è stata pignorata per pochi spiccioli di credito da recuperare. Un'iniziativa benefica è stata chiusa da un tribunale ignorante.
Quindi, che cosa festeggiamo? Per ora ho deciso di togliere tutto dal circuito finanziario che mi soffoca: chiuso il conto corrente, chiuse le carte di credito, chiuso con gli assegni. Tanto le banche servono se stesse non chi ci mette i soldi. La mia, alle Poste Italiane, per uno scoperto di 30 euro, dopo dieci anni di depositi, mi ha chiuso improvvisamente il conto. Bel ringraziamento e bel modo di fare. A loro che gliene importa. Allora perché dovrebbe importarcene a noi. Se una buona parte di cittadini facessero lo stesso chiuderebbero tutte le banche e saremo liberi da ogni default. Liberi di vivere.